mercoledì 26 marzo 2025

The Erotic Adventures of Pinocchio (1971)


Pinocchio is back!!!

Ilsa la belva delle SS vs Pinocchio. Sexploitation di Corey Allen (regista di una valanga di serial TV di successo, tra cui "Sulle Strade della California", "Hill Street- Giorno e Notte" e "Le Strade di San Francisco", quindi non possiamo dirgli niente, purtroppo scomparso nel 2010) che non si espone troppo sul versante sexy, pur avendo a disposizione il fisico prorompente di Dyanne Thorne nel ruolo della Fairy Godmother.

Per forza con quelle tette, non poteva fare altro. Più bello il titolo che tutto il pacchetto confezionato, ma è inutile essere troppo spietati con un prodotto di puro intrattenimento come quest'operina di Allen, che offre al pubblico tutto quello che promette, cioè un protagonista bietolone (Alex Roman, alla sua prima ed ultima esperienza cinematografica) doppi sensi a volontà, scenografie neanche troppo miserrime e un parterre femminile discinto e gradevole comprendente pure la splendida Monica Gayle (nel ruolo di Gepetta, scritto proprio così, la quale, trovato nel bosco il magico tronco parlante, se lo lavora con pialla e scalpello creando così il buon Pinocchio) corpo glorioso dei seventies che dal 1968 al 1979 partecipò a più di una ventina di titoli tra cinema e Tv, anche in "Switchblade Sisters/Rabbiosamente Femmine" (1975) di Jack Hill e "Le Fragole hanno bisogno di pioggia/Strawberries Need Rain" (1970) di Larry Buchanan, per poi sparire nel nulla. 

Consigliato comunque agli amanti delle fiabe sporcaccione, che durante gli anni settanta conobbero una serie cospicua di trasposizioni cinematografiche "alternative", senza dimenticare il cultuale film d'animazione in Hanna&Barbera style, "Once Upon A Girl" (1976) di Don Jurwich e il nostro impareggiabile "Biancaneve & Co." (1982) di Mario Bianchi con Michela Miti. E ricordate, "Non è il naso che si allunga" come strilla la tagline (citata nel bellissimo "The Nice Guys" di Sua Maestà Shane Black). INTERPRETI: Monica Gayle, Dyanne Thorne, Alex Roman, Karen Smith, Debbie Osborne, Neola Graef.

Originariamente pubblicato su "Le Recensioni di Robydick" il 20 aprile 2012.

(c) Belushi

mercoledì 26 febbraio 2025

Madman (1981)

 


Una vecchia recensione, ripescata dai miei archivi di cazzate.



Favola macabra dei primi ottanta ambientata, manco a dirlo, in un bosco, dove dei giovani campeggiatori vengono trucidati dal leggendario Madman Marz; il bello è che il maniaco viene direttamente evocato tramite una filastrocca recitata davanti al falò, rendendo così l'assassino una figura assimilabile a quella classica dell'orco.

Un horror meno celebrato rispetto ad altri titoli ottanteschi, pervaso da un'atmosfera cupa e ostile che lo rende un oggetto interessante in ambito slasher. Gli appassionati quindi non sono avvertiti visto che la pellicola si è già guadagnata lo statuto di cult. Il bad guy protagonista è stato pure omaggiato da Adam Green nei suoi Hatchet, Victor Crowley è infatti iconograficamente una versione "deforme" del vecchio Madman Marz (Paul Ehlers). Più o meno. Comunque per la gioia di chi scrive e di molti altri, la protagonista del film è nientemeno che Gaylen Ross (qui come Alexis Dubin), la Fran di Dawn of the Dead, biondissima e ancora una volta pronta a vendere cara la pelle. Un vero peccato averla vista e ammirata solo in un pugno di pellicole, ma godiamo di quello che ci troviamo per le mani, senza lamentarci, anche perché la vecchia Gail Sue Rosenblum si è poi dedicata con successo alla produzione e regia di documentari. 

Madman è l'unico lungometraggio diretto dal buon Joe Giannone che ci ha lasciato nel 2006 e che aveva previsto un ipotetico sequel direttamente collegato all'epilogo del film con il personaggio di Richie (Jimmy Steele) incolpato degli omicidi e promosso a protagonista. DVD Anchor Bay del 2001 Region 1 , NTSC, 1.85:1 e pure della Code Red edito nel 2010, fino al recente combo DVD/Blu-ray della benemerita Vinegar Syndrome, All Region, 1.85:1 del 2015. INTERPRETI: Alexis Dubin (Gaylen Ross), Tony "Fish" Nunziata, Paul Ehlers, Harriet Bass, Jan Claire, Seth Jones, Alex Murphy, Jimmy Steele (Tom Candela), Carl Fredericks (Frederick Neumann).


Il Blu-ray VS contiene una bella valanga di extra:


Intro (:50) with producer Gary Sales 

Commentary #1 features Sales, director Joe Giannone, Paul Ehlers and Tony Fish.

Commentary #2 features The Hysteria Continues.

"Madman: Alive at 35" (21:00)

"The Early Career of Gary Sales" (14:15)

"The Legend Still Lives" (91:42) 

Stills & Artwork Gallery (7:20)

"Music Inspired by 'Madman'" (13:17) 

"In Memoriam"(5:46)

"Dead Pit Interviews Gary Sales" (3:37)

"Dead Pit Interviews Paul Ehlers" (5:15)

T.V. Spots (1:59, SD)

Theatrical Trailer (1:48) 


Originariamente pubblicato su "Le Recensioni di Robydick" il 13 maggio 2012 

(c) Belushi

giovedì 23 gennaio 2025

Dr. Minx (1975)

 


Grande sexploitation con la inimitabile Edy Williams.

Bisognerebbe scrivere un trattato su Howard Avedis. Un pilastro dell'exploitation capace di passare da The Teacher (Professoressa Facciamo l'Amore, 1974 con la bellissima Angel Tompkins) a Mortuary (1983). 

Questo Dr. Minx è un bigino ipotetico del suo inconfondibile stile "prendi i soldi e scappa". Diciamo che non si tratta proprio di una messa in scena impeccabile. O si ama o si detesta. Però ragazzi, con Edy Williams non si scherza. Un monumento al sexploitation cinema, qui nei panni di una procace dottoressa dalla vita sessuale piuttosto movimentata, come da copione.

Non poteva essere altrimenti per la giunonica moglie di Russ Meyer che nel mare magnum dell'exploitation settantesca si mosse in più direzioni, anche nel bis italico con la partecipazione a Peccati in Famiglia (1975) di Bruno Gaburro con Renzo Montagnani, Jenny Tamburi e Simonetta Stefanelli, per poi passare, ovviamente, in zona Meyer con The Seven Minutes/I Sette Minuti che Contano (1971) e Beyond The Valley of the Dolls (1970) non disdegnando cose come Con sei ragazze a poppa si rizza la prua, geniale titolo italico del più sobrio originale I Sailed To Tahiti with an All Girl Crew (1968) di Richard L. Bare, tra le altre, tantissime cose. Cameo della moglie di Avedis, Marlene Schmidt, come di consueto.

Per inguaribili nostalgici e amanti del genere. VHS NTSC Continental Video. Siete avvertiti. INTERPRETI: Edy Williams, William Smith, Randy Boone, Marlene Schmidt, Harvey Jason, Charles Knapp.

Originariamente pubblicato su Le Recensione di Robydick il 14 aprile 2012.

(c) Belushi.

sabato 21 dicembre 2024

The Sinful Dwarf (1973)


Buon Natale con Torben Bille!!!


Ebbene sì, anche The Sinful Dwarf è uscito in Blu-ray. Chi se frega, direte in molti. Giusto. Ma lasciatemi dire che per quanto mi riguarda è stato un vero "piacere" poter rivedere il film del misterioso ( e forse mai esistito) Vidal Raski in una nuova, in verità non proprio nuovissima vista la precedente release in Dvd, veste che scalderà i cuori degli amanti dell'exploitation dura e pura. Quella vera, sporca e lurida che non lascia possibilità di scelta.

Si può dire tutto su Dvaergen, ma non che non si impegni ad esibire una fiera di quello che gli americani definiscono sleaze, un campionario di depravazione che colpisce lo spettatore da peep show non tanto per quello che mostra effettivamente (con quello che gira nel deep internet, l'aggettivo "estremo" diventa quasi una barzelletta) ma per l'atmosfera torbida, opprimente, bestiale, malata che si respira a pieni polmoni nel bed and breakfast gestito da madre e figlio. E qui, per forza di cose, non si può glissare su una delle coppie più fottute della cinematografia seventies presa nella sua totalità, Lila Lash (Clara Keller) e il suo pargolo Olaf (Torben Bille). Quando li vediamo accogliere (per modo di dire) una simpatica coppietta in cerca di una sistemazione cheap, ci si ritrova subdolamente nel territorio instabile dell'attrazione/repulsione. Che gentaglia, ragazzi.

Che poi l'alberghetto sia in realtà un centro di spaccio e prostituzione in cui delle ignare ragazze vengono drogate, incatenate e costrette a prostituirsi (il film gira anche nella sua brava versione hardizzata) non è rivelazione tale da lasciare a bocca spalancata, perché a quello ci pensano i siparietti alcolizzati della madre e le faccette di Olaf, il mitico, repellente nano peccaminoso conosciuto come Torben Bille che, come narra la leggenda, forse impalmò la protagonista femminile di questo capolavoro, la burrosa Anne Sparrow (molto figa) o forse no. Ma non divaghiamo. Se cercate un bigino del cinema anni settanta più ignorante e "repellente", non lasciatevi scappare questo The Sinful Dwarf, The Dwarf, o Abducted Wife come lo battezzò il grande Harry Novak. Credo che il "cinema dei nani" con tutta quell'aria da "politically incorrect" che si porta dietro, sia una branca del cinema a cui dedicare una certa attenzione, da Freaks fino a Anche i nani hanno cominciato da piccoli di Herzog.

Blu-ray Severin con una bella pera di extra. C'è anche il pupazzo!!! INTERPRETI: Torben Bille, Anne Sparrow, Clara Keller, Tony Eades, Jeannette Marsden, Jane Cutter, Lisbeth olsen, Werner Hedman.

Originariamente pubblicato su "LOsceno Desiderio il 29 marzo 2016.

(c) Belushi 

giovedì 21 novembre 2024

Death Game (1977)


Sondra Locke e Colleen Camp vs Seymour Cassel!

Se vi è piaciuto Knock Knock (a me, quanto basta) allora è obbligatorio (non è vero) andare a cercare il film originale, quel Death Game conosciuto anche con il titolo The Seducers che deve avere acceso una lampadina nella testa del buon Eli Roth tanto da spingerlo a mettere la moglie (Lorenza Izzo, che a me piace molto, ha qualcosa della Romina Power di Justine del tìo Jess, ma stiamo divagando) in tandem con Ana De Armas a sostituire le due "divine" Sondra Locke e Colleen Camp che furono le protagoniste di questa bizzarra pellicola di Peter S. Traynor, più un produttore che un regista, fu accreditato come tale anche in quel gran casino di Evil Town

Il film è molto valido, più cupo e oscuro rispetto al remake e molto poco accomodante nella descrizione delle bad girls, due pazze scatenate, sadiche e pericolose; il buon samaritano  Seymour Cassel, rimasto solo a casa, accoglie le giovani e bellissime cerbiatte tutte bagnate e infreddolite che bussano alla sua porta per poi venire puntualmente sedotto. Ma non abbandonato. Al risveglio comincia un lungo incubo che lo vedrà prigioniero e poi imputato in un farsesco processo. 

Se avete già visto il remake, sapete di cosa stiamo parlando. Se non l'avete visto, vi consiglio di fare un po' come vi pare e guardare prima l'uno e poi l'altro a vostro piacimento. Detto questo, Death Game è un puro distillato di cinema anni settanta, sadico, morbosetto e ben poco orientato verso la black comedy. Anzi. Le due protagoniste (non c'è paragone con il remake, ma non in senso dispregiativo perché le caratterizzazioni sono molto diverse e la Izzo e la De Armas funzionano piuttosto bene come bimbette capricciose) sono a tratti realmente inquietanti e fastidiose ma, soprattutto, completamente suonate. Guardatele mentre si ingozzano senza ritegno o quando vandalizzano la casa del povero George Manning (un Cassel svaccatissimo, pure doppiato perché si rifiutò di partecipare alla post-produzione, per i contrasti avuti sul set con Traynor, giudicato non all'altezza) illuminate dalle luci del direttore della fotografia David Worth (proprio lui, il regista de I Predatori dell'anno Omega, intervenuto per sostituire il direttore della fotografia originario) e non vorrete più avere ospiti a casa per tutta la vita. Invece le due ninfette del rifacimento, alla fine me le sarei tenute pure per Natale. 
 
Ah, c'è pure un secondo remake spagnolo, datato 1980, Viciosas al desnudo di Manuel Esteba con Adriana Vega, Eva Lyberten e Jack Taylor. INTERPRETI: Seymour Cassel, Sondra Locke, Colleen Camp, Michael Kalmansohn, Beth Brickell.

Originariamente pubblicato su "L'Osceno Desiderio" il 20 ottobre 2015.

giovedì 31 ottobre 2024

Halloween 5 - The Revenge of Michael Myers (1989)


Una vecchia recensione pubblicata originariamente su "Horror.it". Forse, e anche senza il forse, uno dei capitoli più odiati della saga di "Halloween".

Un anno dopo il “Ritorno”, arriva puntuale la “Vendetta” di Michael Myers. Salvato da un eremita dopo la sparatoria che chiudeva il precedente capitolo, l’uomo in nero continua implacabile a dare la caccia alla nipote Jaime.

Strano oggetto questo quinto Halloween della svizzero Dominique Othenin-Girard. Sembra percorrere vie note ed arcinote per avventurarsi in territori inusuali per il genere, o meglio, per questo specifico franchise. Nessuna rivoluzione strutturale a ribaltare un plot collaudatissimo, questo no, ma difficile non notare come il regista non sia minimamente interessato al côté slasher della pellicola. Il bodycount, pur presente per contratto perché altrimenti un film del genere non avrebbe ragione d’essere, è mero espediente utilizzato da Girard come collante per una versione riveduta e corretta del Frankenstein di Mary Shelley, in cui Michael Myers riveste ovviamente i panni della creatura, mentre il Dott. Loomis (ancora una volta l’immarcescibile Donald Pleasence) è in tutto e per tutto incarnazione vecchia, claudicante, sconfitta dello scienziato “pazzo”. Già dall’inizio si capisce che le ambizioni di Girard sono, o vorrebbero essere, più alte della media del genere; Michael, colpito a morte dai poliziotti (gli abitanti del villaggio in rivolta contro il “mostro”), finisce per cadere nelle acque salvifiche di un fiume che lo porta dritto nelle mani di un vecchio eremita che vive in una baracca con un pappagallo (omaggio non troppo velato ai film Universal e al capolavoro di Mel Brooks del 1974 con Gene Wilder). Dopo un anno, The Shape sente irrimediabilmente il richiamo della notte di Halloween, uccide il povero vecchio (fu girata anche una versione in cui il personaggio era interpretato da un attore più giovane, nel ruolo del “Dr. Death”, con contorno di rune ed altra simbologia esoterica) e fugge in direzione della solita Haddonfield in cerca della nipotina Jaime (Danielle Harris, già giovanissima Scream Queen).

La bambina, che ha perso l’uso della parola in seguito ai tragici fatti dell’anno precedente, è ricoverata presso un ospedale psichiatrico, non ancora ristabilitasi dopo l’accoltellamento della matrigna. Lo script originario di Shem Bitterman prevedeva che la ragazzina diventasse effettivamente un personaggio “cattivo”, soluzione poi accantonata dal produttore Moustapha Akkad (detentore unico dei diritti di sfruttamento della saga) che fece riscrivere il tutto da Micheal Jacobs e dallo stesso Othenin-Girard, suggerito alla produzione da Debra Hill per occuparsi della regia, i quali optarono invece per una sorta di “collegamento telepatico” tra i due personaggi principali.

Grande rilievo viene ancora una volta donato alla figura del Dott. Loomis, ormai totalmente assorbito/ossessionato dalla “sua” creatura tanto da vivere unicamente in funzione della distruzione totale della stessa. A monte di tutto il subplot con i ragazzi  alla festa e conseguente inseguimento/carneficina, i motivi di interesse della pellicola risultano proprio essere quelli relativi al rapporto-scontro tra Loomis e Michael (interpretato da Don Shanks), attirato dal dottore nella vecchia casa di famiglia e (quasi) convinto a deporre il coltellaccio in una scena che sembra davvero  una versione horror della sequenza finale di Rambo con Sly e il Colonnello Trautman.

Il Dottor Loomis/Frankenstein riuscirà con uno stratagemma (invero prevedibile) ad incatenare il Mostro/Michael nella villa assicurandolo nelle mani della giustizia; ma niente è come sembra. Per tutto il film si è intravista una figura sfuggente e minacciosa in stivali ed abito nero che si trasformerà in realtà mortale alla stazione di polizia dove ucciderà tutti i poliziotti e libererà il Male dalla sua gabbia d’acciaio. Twist finale assurdo e improbabile, tuttavia segno di una volontà di costruire qualche cosa che esuli dallo slasher  che non può non essere apprezzato. Sicuramente il vecchio Rob Zombie ha raccolto e messo da parte atmosfere e intuizioni di questo piccolo film, non troppo fortunato ai tempi, che merita senza dubbio una riscoperta. Effetti speciali del K.N.B EFX Group non troppo in vista, anche per via dei tagli inferti per i soliti problemi di rating, ma godibili nella loro rozzezza artigianale (specialmente il rampino conficcato in testa al ragazzo nel garage). Non lasciatevi ingannare dalle apparenze, la notte di Ognissanti di Girard (che mise pure le mani in un’altra saga famosa, quella di The Omen nel capitolo quarto, condiviso con Jorge Montesi dopo aver abbandonato il set) merita sempre e comunque una visione. 

Originariamente pubblicato su "Horror.it" il 31/10/2011.