sabato 13 novembre 2021

Liberi Armati Pericolosi (1976)

 


Sottovalutato poliziottesco di Guerrieri con Eleonora Giorgi e Tomas Milian.

Atipico poliziottesco diretto da Romolo Girolami Guerrieri, fratello di Marino e zio di Enzo G. Castellari, su sceneggiatura di Fernando Di Leo e Nico Ducci. Atipico perché lontano dalla formula "commissario di ferro contro il crimine", o meglio, il commissario interpretato da Tomas Milian rimane una figura sì importante nell'economia del racconto, ma a latere rispetto all'impianto action, essendo, i protagonisti principali, tre ragazzi della Milano borghese che rapinano e uccidono senza porsi nessun quesito sulla moralità delle loro azioni.

Tre personaggi caratterialmente diversi, il Biondo (Stefano Patrizi), Luis (Max Delys) e Giò (Benjamin Lev), che attraversano la Milano anni settanta con armi in pugno e nessuno scrupolo nell'eliminare il prossimo, che siano vittime innocenti o complici, vedi la sparatoria durante la rapina al supermercato, con gli altri membri della banda massacrati  senza alcuna pietà (compare anche un giovanissimo e sbarbato Diego Abatantuono, nel ruolo di Lucio, un destrorso con la mania delle armi automatiche).

Film non particolarmente amato, ma da non disprezzare o sottovalutare a priori, non solo per la sicura regia di Girolami/Guerrieri ma anche per la sceneggiatura dell'amato Di Leo, implacabile nel rimarcare, per tutto il metraggio, l'inerzia e la totale incompetenza della polizia, incapace di fermare il trio, nonostante più volte abbia la possibilità di arrestare i ragazzi. Anzi, fin dall'inizio il commissario è al corrente di tutta quanta la situazione, grazie alla soffiata di Lea (Eleonora Giorgi), fidanzata di Luis, che verrà poi coinvolta nella fuga del gruppo. Certo, il finale è facilmente prevedibile visto che la pellicola è una lenta discesa verso la morte dei tre, non particolarmente simpatici o carismatici (forse il personaggio più "forte" e consapevole è proprio la Giorgi), i quali lasciatisi alle spalle una carneficina assurda, non possono che crepare, non per mano della polizia, ma suicidandosi e finendo sbranati da un cane sfuggito all'unità cinofila.

Puro cinismo targato Di Leo, che strutturò la sceneggiatura sul racconto Bravi ragazzi bang bang di Giorgio Scerbanenco, tratto da Milano Calibro 9 in origine materiale per un film intitolato Spara, ragazzo, spara, portato sullo schermo da Romolo Guerrieri, un regista molto apprezzato da chi scrive nel mucchio selvaggio di cinematografari attivi durante gli anni sessanta, settanta e ottanta. Da citare, in particolare, Un Detective (1969), l'ottimo spaghetti-western 10.000 dollari per un Massacro (1967) con Gianni Garko e Claudio Camaso, Un Uomo, Una Città (1974) con l'accoppiata Enrico Maria Salerno/Luciano Salce, consigliatissimo, e pure questo Liberi Armati Pericolosi merita una visione, vuoi per l'approccio inusuale con cui si affronta il genere, comunque in grado di offrire sparatorie e inseguimenti automobilistici ottimamente girati, vuoi per l'atmosfera cimiteriale che si respira fino al finale, con Luis che si lancia con la macchina dal ponte, uccidendo di fatto il Biondo e uccidendosi, mettendo fine ad un rapporto di amore/odio/morte dai risvolti, forse, omosessuali, come suggerito da Lea, la prima a capire realmente come vanno le cose. Grande l'espressione sgomenta e sconfitta di Milian che osserva, impotente, da lontano, l'incidente automobilistico, come del resto, impotente e spettatore dell'escalation di violenze, lo è stato per tutto il film.

Prova dignitosa da parte del cast di giovani protagonisti (Stefano "il Biondo" Patrizi, fu pure lo stupratore nel lenziano Roma A Mano Armata, 1976, molto attivo durante la decade in questione), con la Giorgi notevole che non rinuncia ad una scena di pura sexploitation,  durante la scena con l'elicottero. Colonna sonora di Gianfranco Plenizio ed Enrico Pieranunzi, che rinuncia a groove settanteschi per una partitura più intimista e atipica rispetto a produzioni coeve. La Milano da bere protagonista assoluta, splendidamente fotografata dal grande Enrico Menczer, che volete di più. Ci sono pure Maria Rosaria Riuzzi da Sorbole che Romagnola di Alfredo Rizzo e la splendida Gloria "Baila Guapa" Piedimonte che partecipò a John Travolto... da un insolito destino (1979) di Neri Parenti. Consigliato. Nel senso del film di Guerrieri, ma recuperate pure quell'altro.
Buona visione.

In calce una rece del Morandini:

E’ un film che fa rabbia. Come Castellari, Dallamano, Martino, Infascelli, Caiano, Grieco, Massi, Lenzi, Di Leo e tanti altri, Romolo Guerrieri è un regista di cinema d’azione che s’è cimentato più d’una volta nel genere poliziesco, uno dei più sgangherati, efferati e reazionari del cinema italiano di consumo. Non è dei peggiori, e lo dimostra anche qui a livello tecnico: c’è un mestiere innegabile nelle sequenze d’inseguimento, una certa cura nella direzione degli attori e persino un gusto del paesaggio come si può vedere nell’ultima parte del film... Ma la sceneggiatura è di un imbecillità così proterva, di una inverosomiglianza così ostentata, di una ricerca della violenza così esasperata e gratuita da risultare vergognosa nel suo disprezzo per l’intelligenza del pubblico.

Originariamente pubblicato il 04/12/ 2011 su "Le Recensioni di Robydick".


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