Sceneggiatura del fido Ernesto Gastaldi e la solita, impeccabile, elegante regia di Martino, che apprezzo molto, da sempre, anzi, pregio in modo particolare i suoi poliziotteschi, in primis "Milano Trema: La Polizia Vuole Giustizia" (1973) con Luc Merenda/Caneparo, un capolavoro, nonché "La Città Gioca d'Azzardo" (1975) e "La Polizia Accusa: Il Servizio Segreto Uccide" (1975) sempre con Luc e con un insolito e fumoso Tomas Milian, per non parlare del tardo-western "Mannaja" (1977) con Maurizio Merli.
Grande cura registica riscontrabile pure in questo "Mrs. Wardh", con una splendida (ma che ve lo dico a fare) Edwige Fenech persa in una spirale di paranoia, ricatti, violenze e sesso, con le belle facce di George Hilton e di Ivan Rassimov a riempire i fotogrammi della pellicola. Che risulta più efficace quando gioca la carta della sexploitation con picchi di violenza e sadismo, specialmente nelle sequenze in cui la Fenech rimembra il morboso rapporto che la legava a Jean (Rassimov), suo ex-amante e torturatore, rispetto all'impianto thrilling che sembra scricchiolare un poco. Ripeto, questione di gusti, come al solito, ma preferisco il successivo "Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave" (1972, titolo "telefonato" da uno dei biglietti recapitati alla Fenech) anche se poi, stringi stringi, giochiamo sempre nello stesso campo, campo che comunque Martino conosceva e gestiva da par suo, sempre giocando con violenza esibita e nudi strategici della Fenech, che ancora fanno tremare i polsi dell'appassionato, sia sotto la canonica doccia (materiale osceno deputato ad un'altra branca del bis) sia sotto le cure di Rassimov o di Hilton (gran piacione del nostro cinema, che ho recentemente apprezzato durante l'ennesima visione di "Testa t'ammazzo, Croce... sei morto... Mi chiamano Alleluja", 1971 di Giuliano Carmineo).
Gli amanti del giallo italico anni settanta, apprezzeranno senza meno, questione di locations, costumi, atmosfere e inquadrature che costituiscono l'impalcatura dei thrilling martiniani, abbiamo lasciato fuori "La Coda dello Scorpione" (1971), "Tutti i Colori del Buio" (1972) e "I Corpi presentano tracce di violenza carnale" (1973), si, proprio il famigerato "Torso", conosciuti e apprezzati anche e maggiormente all'estero, in particolare "Lo Strano Vizio..." molto amato da Quentin Tarantino che ha utilizzato un brano della colonna sonora orchestrata da Nora Orlandi, Dies Irae, in alcune sequenze di "Kill Bill Vol.2", per poi riuscire a convincere la Fenech a ritornare in un cameo (brevissimo) in "Hostel 2" del compagno di merende Eli Roth. Come dargli torto, Edwige è ancora oggi visione ottundente, abbacinante, capace di dare quadratura ad un progetto anche solo con un primo piano o con qualche centimetro di pelle mostrata alla cinepresa, vedi nel film in questione, la bellissima scena in cui fugge da Rassimov nel bosco, sotto la pioggia, con la cinepresa sadica di Martino che sembra promettere la visione di quel corpo glorioso, bagnato e percosso, per poi mostrare giusto un capezzolo che sfugge dalla giacca. Magnifico.
Originariamente pubblicato il 30 novembre 2011



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