giovedì 23 giugno 2011

MINDWARP (1992) Steve Barnett



Post-atomico d'accatto prodotto dalla Fangoria Films che durante quel periodo storico, cominciava a muovere i primi passi nella produzione ufficiale di pellicole del terrore. Ne uscirono Children of the Night  (1991) di Tony Randel, Severed Ties (1992) di Damon Santostefano e questo Mindwarp aka Brain Slasher diretto dal buon Steve Barnett (Emmanuelle 5Scanner Cop 2). Si parlava di post-atomico; in un futuro prossimo gli uomini e le donne vivono costantemente attaccati ad un macchinario che consente loro di vivere una vita alternativa idilliaca, per poter dimenticare la devastazione della superficie terrestre. Una giovane donna, Judy (Marta Alicia/Marta Martin) decide di ribellarsi e fugge "all'esterno": troverà il resto dell'umanità ridotta in schifosi mutanti guidati da Angus Scrimm.

Chi sarà l'eroe che la salverà? Bruce Campbell, in versione Here I Come to Save the Day! Bruce è un rude bastardo che si chiama Stover e Stover  è uno che i mutanti se li puccia nel latte. Per cui si prevede un massacro. E massacro sarà. Erano ancora i tempi in cui l'MPAA saltava addosso a piedi pari su queste produzioni, tagliandole senza pietà. Tanto che un editoriale si e uno pure di Fangoria o Gorezone,  sputavano fuoco e fiamme sull'organo censorio, che faceva passare indenni Cape Fear e The Silence of the Lambs mutilando invece le produzioni low budget. Altri tempi. Oggi si sono molto allargati. Comunque questo Mindwarp sia cut che uncut, è ancora godibile, con tutte le cautele del caso. Poi per essere un filmetto da battaglia dipinge un futuro cupo mica da ridere; da una parte tossicodipendenti virtuali con il cordone ombelicale elettronico, dall'altra tutti i mutanti, i reietti e i losers che scavano tunnel e gallerie alla ricerca di una antica grandezza. Non è poco. Recuperate anche gli altri film di Fangoria, tra cui anche I  Zombie: The Chronicles of Pain di Andrew Parkinson (1999) rozzo, ma molto inquietante.  INTERPRETI: BRUCE CAMPBELL, ANGUS SCRIMM, MARTA ALICIA, MARY BECKER, WENDY SANDOW, ELISABETH KENT, BRIAN BRILL, ROGER PERKOVICH, JOHN THORPE.

venerdì 17 giugno 2011

TERROR! IL CASTELLO DELLE DONNE MALEDETTE (1974) Robert H. Oliver

 



Partiamo subito citando una scena che si trova più o meno a metà proiezione: Salvatore Baccaro (ivi accreditato come Boris Lugosi) e Michael Dunn stanno cucinando della carne su un bel falò. Sono in una caverna. Si, perché Baccaro interpreta il ruolo di Ook, l' uomo di Neanderthal mentre Dunn veste i panni del nano sadico, necrofilo e stupratore; tra un grugnito e l'altro, visto che i due proprio fanno fatica a capirsi, il povero Dunn mostra al cavernicolo come tagliare delle porzioni di carne più adatte alla propria taglia. Ecco il Sublime, il Genio, la Cialtroneria.

Tutte prerogative dell'Italico Bis che in questa pellicola trovano l'esaltazione massima. Di donne maledette, manco a parlarne. Ci sono Simonetta Vitelli ( la figlia di Mila Vitelli e del regista/medium Demofilo Fidani) e Christiane Royce che fanno i bagni termali, questo si, ma nessuna sacerdotessa del male. Anche perché il plot gira intorno a Rossano Brazzi, nel ruolo del Conte Frankenstein, e alla congrega di freaks che lo circonda. Si respira aria di Hammer torbida e degenerata, con un occhio all'erotismo morboso (vedi le attività notturne di Dunn) e un altro alla rappresentazione dello scienziato che sfida l'etica e le leggi della natura (anche se Brazzi, nel film così come al di fuori della finzione, sembra più occupato a concupire le giovinette). Inutile stare a spiegare la successione di eventi che costituiscono la trama di questo gioiello, è un film che va visto e vissuto. I catecumeni del Bis possono già cominciare a stappare le bottiglie e a programmarne l'ennesima visione, chi non fosse ancora sicuro sulle effettive qualità del film, beh , vi basterà dare una rapida occhiata ai membri del cast: Gordon Mitchell, Edmund Purdum, Luciano Piggozzi, Loren Ewing, Ciro Papa, Laura De Benedettis , Mike Monty più i già citati Dunn e Baccaro. Tutti insieme appassionatamente per la gioia dei nostri occhi e tutto elegantemente fotografato da Mario Mancini.


Vige il mistero riguardo a chi abbia fattivamente girato il film in questione; dietro allo pseudonimo "Robert H. Oliver" viene erroneamente indicato l'exploiter Dick Randall. Ma chi è il regista in realtà? Oscar Brazzi, fratello di Rossano? William Rose ( LA CASA DELLA PAURA, 1974)? O Sergio Merolle? Lo stesso Mancini, autore di Frankenstein '80? Oppure questo Robert Oliver esiste veramente ed ha lavorato anche con Polselli? Che dire. Buona visione. Dvd Rarovideo e BL Films. ALTRI INTERPRETI: ROBERT MARX, ANNAMARIA TORNELLO, ARISTIDE CAPORALE, MARGARET OLIVER, ALESSANDRO PERRELLA, ROSSELLA FERRERO.


venerdì 10 giugno 2011

THE ISLAND OF DR. MOREAU (1996) Richard Stanley - John Frankenheimer

 



Terzo adattamento dell'opera di H.G Welles dopo le versioni di  Erle C. Kenton ("ISLAND OF LOST SOULS"-1933-bellissima) e Don Taylor ( "ISLAND OF DR. MOREAU-1977- a me piace molto pure questa). Il nome Richard Stanley viene citato nel titolo in quanto autore della sceneggiatura originale, scritta con Michael Herr, e primo regista designato dalla New Line per portare a termine il progetto Moreau. Diciamo che non è proprio andato tutto liscio. Se all'inizio sembrano tutti contenti, il caos è proprio dietro l'angolo. Tantp per cominciare, Kilmer non si presenta i primi due giorni di riprese. Stanley e la troupe fanno quello che possono. Peccato che il terzo giorno la New Line fa sapere a Stanley che è licenziato, perché considerato poco esperto per gestire attori e un budget da 40 milioni di dollari. Bene. A questo punto entra in gioco il grande vecchio John Frankenheimer che decide di riscrivere tutta quanta la sceneggiatura, non ritenuta all'altezza. Anche il nuovo protagonista, Rob Morrow, decide di mollare la presa. Viene ingaggiato così David Thewlis che interpreterà Edward Douglas, diplomatico delle Nazioni Unite naufragato sull'isola malefica di Moreau. Chi manca all'appello? Naturalmente il Divino Marlon. Al quale viene concesso di fare praticamente tutto quello che vuole. E beh, è Brando, cazzo. 


Seguono altre riscritture, Frankenheimer che litiga con Kilmer, Kilmer che litiga con Brando e il caldo tremendo del set australiano. Una produzione disgraziata che mantiene però il fascino di quel cinema sgangherato e fuori tempo massimo che si apprezza di più con il passare del tempo. Il caos creatosi dietro le quinte si respira a pieni polmoni. E' un film che non va incontro ai gusti del pubblico, non ci sono personaggi carismatici o eroi con cui identificarsi; Thewlis è fumoso e antipatico, Kilmer perennemente strafatto, Fairuza Balk fa quello che può nel ruolo della figlia di Moreau con istinti felini, quindi tutto lo schermo è occupato da Brando. E' lui il "Father", il dio autoproclamatosi sull'isola, il detentore della verità e quindi della legge. Frankenheimer, da par suo, lo trasforma in una oscena parodia del pontefice e del Colonnello Kurtz  dalle mise deliranti e grottesche, che se ne va in giro con una specie di sua riproduzione in miniatura, l'attore Nelson De LaRosa ( il ratman di "QUELLA VILLA IN FONDO AL PARCO" di Giuliano Carnimeo) contornato da una servitù di freaks in livrea.


Qui ci troviamo veramente dalle parti delle pratiche basse del cinema che incontrano quelle alte. Prendiamo a esempio la scena dell'orgia con tutti gli uomini-animali; un film di Frankenheimer che si trasforma in una cosa tipo Eddie Romero. Una mutazione subdola che rende  la pellicola un oggetto non identificato nella filmografia del grande regista di "THE MANCHURIAN CANDIDATE". Delirante e visionario, pregno di una sensazione di disfacimento che lo sorregge dall'inizio alla fine, "THE ISLAND OF DR. MOREAU" è film da vedere almeno una volta. Anche solo per parlarne male. Mi è impossibile non pensare che il talentuosissimo sudafricano Richard Stanley (che si presentò sul set travestito da cane, senza farsi riconoscere) non abbia scagliato una maledizione su tutto quanto il set. Onore al merito, come di consueto, al grande Ron Perlman e alla buonanima di Stan Winston. Fine. INTERPRETI: MARLON BRANDO,VAL KILMER, DAVID THEWILS, FAIRUZA BALK, RON PERLMAN, DANIEL RIGNEY, NELSON de la ROSA, TEMUERA MORRISON, PETER ELLIOT, MARK DACASCOS.

lunedì 6 giugno 2011

THE HILLS HAVE EYES PART 2 (1984)

 



Si vede proprio che Craven non lo voleva dirigere questo sequel. Uno dei film più massacrati e sbertucciati della storia del cinema. Di certo il regista di "A Nightmare on Elm Street", qui è a stento riconoscibile. Tuttavia, non sono tra coloro che considerano così indigesta la pietanza cucinata da Craven, con tutto il rispetto per il diretto interessato, che, tra i "Masters of Horror", è colui che è riuscito a vendersi meglio. 

Il film comincia con il biondo sopravvissuto all'ecatombe del prototipo, Bobby Carter (Robert Houston), che proprio non ce la fa a riprendersi da quanto accaduto nel deserto. Infatti lo troviamo dallo strizzacervelli. Tuttavia tutto questo non serve a un cazzo, poiché i protagonisti della pellicola sono altri. Si, un gruppo di motociclisti con tutti i cliché a posto, che decidono di fare una bella gita a bordo di un bus. Fin qui tutto bene. Partecipano pure una ragazza non vedente, la Ruby del primo episodio, ripulita e rimessa a nuovo, e  il cane Beast. Fin qui ancora tutto bene. Naturalmente il bus si ferma in pieno deserto. Che cosa potrà mai succedere ai ragazzi che sfottevano di brutto il povero Bobby? Semplice. Incappare nel redivivo Pluto (Michael Berryman) e in una brutta copia di Jupiter, probabilmente il fratello, che si fa chiamare "The Reaper".

 Siamo già nel secondo tempo, a questo punto. E il film diventa uno slasher vero e proprio, con "The Reaper" che massacra i giovini ad uno a d uno. Tranne il protagonista piacione e la ragazza non vedente. Della prima parte, vi parlo adesso. Craven è talmente svogliato (e senza soldi, la produzione fu funestata da numerosi problemi) da riempire il metraggio con spezzoni del primo film. Usa insomma l'espediente del flashback. E qui arriviamo al momento che per me cambia totalmente la fruizione del film. Si, perché Craven, non contento di aver già mostrato mezzo film del 1977, decide di giocare una carta decisiva. E piazza un bel flashback del cane Beast mentre sbrana il povero Michael Berryman.  Il cane, inquadrato in primo piano, ha il flashback di tutta l'aggressione, come in "Lost". Geniale. Se aggiungiamo poi la partitura di "Venerdi 13", riciclata spudoratamente da Henry Manfredini in tutte le scene di suspence, allora ci troviamo ai confini della vera e propria ammirazione. Sembra più un film TV che un horror da cassetta. Comunque, una cialtronata genuina che mi ha molto divertito. Craven si è fatto poi perdonare (almeno dal sottoscritto) con "Deadly Friend" e, naturalmente, con "Il Serpente e l'Arcobaleno". Eh, il danaro, o la mancanza di danaro,  genera mostri. INTERPRETI: TAMARA STAFFORD, KEVIN BLAIR, MICHAEL BERRYMAN, JOHN BLOOM, COLLEEN RILEY, JANUS BLYTHE, ROBERT HOUSTON, JOHN LAUGHLIN.

venerdì 3 giugno 2011

LET MY PUPPETS COME (1976)



Se pensavate che Peter Jackson avesse già fatto piazza pulita nel genere marionette sporcaccione con "Meet The Feebles", allora non vi siete imbattuti in questo "Let My Puppets Come". Se poi andate a guardare il nome del regista, potete cancellare eventuali dubbi con un bel colpo di spugna. Nella decade che ha visto la nascita e l'affermarsi della Golden Age of Porn, i registi piu' iconoclasti si sono spesso cimentati in riletture "azzardate" dei grandi classici del cinema, vedi Metzger con "The Opening of Misty Beethoven" o Bud Townsend con "Alice in Wonderland: An X-Rated Musical; Gerry Damiano, da par suo,  gioca con il titolo di una rappresentazione teatrale di grande successo in quel periodo, il musical "Let My People Come" di Earl Wilson Jr, che già si presentava come un "Sexual Musical" ispirato al celebre "Oh, Calcutta!"; decide però di realizzare il film con delle marionette, per parodiare il "Muppet Show" di Jim Henson che, in quel periodo storico, cominciava a diventare appuntamento di culto per gli spettatori americani (i Muppets parteciparono alla prima edizione del "Saturday Night Live" e a parte della seconda).  Naturalmente il buon Damiano non resiste alla tentazione di trasformare il progetto in un film hard a tutti gli effetti. Solo che sono i "Muppets" ad esibirsi in prestazioni a Tripla X. Il tutto senza vergogna davanti alle cineprese. Ma, attenzione, non si tratta di una sterile sequenza di loops montata per ottenere un metraggio sufficiente. Tutt'altro. Si tratta di un vero e proprio musical,  diviso in atti, che racconta le peripezie di un gruppo di produttori televisivi indebitatosi con la mafia; per far fronte alla prospettiva di essere tutti quanti seppelliti vivi nel cemento, i tre producers accettano il suggerimento del factotum Jimmy, ovvero realizzare un porno per mietere subito i profitti sufficienti a pagare Mr. Big ( il midget Luis De Jesus, nientemeno che Ralphus in "Bloodsucking Freaks"). La pellicola entra effettivamente in produzione e, in mano ad un regista felliniano, arriva a vincere l'Oscar , ritirato da Damiano in persona. Che dire. Chi scrive ritiene Gerry Damiano uno dei grandi autori dei seventies, e la pellicola in esame riconferma il grande, grandissimo talento di un cineasta rimasto sempre ancorato all'affaire "Deep Throat", ma capace di adattare il suo cinema al melodramma, alla commedia brillante, financo all'horror ("Legacy of Satan") con grande disinvoltura e cura dei dettagli tecnici (i film hard di Damiano sono fotografati e montati con una competenza che niente ha da invidiare al mainstream). Valore aggiunto  il grande sottotesto ironico che pervade tutto quanto "Let My Puppets Come"; vedere il riferimento ai mafiosi della Bryanston che letteralmente gli scipparono "Gola Profonda" minacciandolo di morte,  sottile,  ma neanche tanto. La Mafia diventa a conti fatti il produttore esecutivo del musical e finanziatrice occulta alle spalle dei protagonisti, i quali verranno estromessi dal successo economico del film, come accadde al regista stesso che non vide mai un cazzo di dollaro e rischiò di venire pure carcerato per oscenità.  Un'altra storia. Quindi, se amate le marionette, soprattutto quelle molto disinibite, questo  film  fa per Voi. Diciamo pure che la pellicola funziona anche come incunabolo per certo cinema demenziale che si farà strada proprio negli anni a venire, in particolare "Ridere per Ridere" di Landis, con cui condivide i beffardi spot pubblicitari piazzati nel corso della narrazione che prendono allegramente per il culo il product placement. Vi aspettano una infermiera molto disponibile, un cane molto devoto alla padrona e pure Geppetto e la sua dolce creatura, ivi ribattezzata Pornocchio! Date una chance a questi pupazzi. Se la meritano. O no? INTERPRETI: LUIS DE JESUS, GERARD DAMIANO, LYNETTE SHELDON, PENNY NICHOLS, AL GOLDSTEIN, VIJU KREM.