“L’ultimo Venerdì” per modo di dire. Nei primi anni novanta Sean S. Cunningham tentò di instillare nuova linfa in una serie che non se la passava bene dopo l’insuccesso dell’ottava capitolo di Rob Hedden.
Si può dire di tutto sul parto di Marcus, che sia brutto, inutile, cialtrone, assurdo, ma non si può negare che abbia tentato di percorrere strade alternative. Certo, non si tratta di una rivoluzione sistematica, tipo levare di mezzo Jason come si levò di mezzo Michael Myers in Halloween III-The Season of The Witch, tuttavia il buon Adam Marcus, qualche piccolo cambiamento l’ha pure portato.
E’ un film molto, molto fumettistico Jason va all’inferno, non a caso conobbe una vita extra-cinematografica con l'omonima graphic novel edita dalla Topps Comic e scritta da Andy Angels. L'incipit è classico, propinandoci uno strip-tease da manuale, con fanciulla sola in quel di Crystal Lake (e dove sennò?) che improvvisamente ma non troppo viene insidiata da Mr. Voorhees con machete alla mano; già tutto visto e rivisto, si, se non per l’irruzione subitanea di una Task Force dell’FBI decisa a uccidere definitivamente l’assassino mascherato. Un fuoco incrociato proveniente da decine di mitragliatori distrugge il serial killer/morto vivente, anzi, lo riduce quasi in poltiglia. Rimangono pochi pezzi di quella che fu una straordinaria macchina omicida. Ma, attenzione, il Male alberga nel cuore nero e pulsante di Jason. E il Male trova sempre un nuovo corpo/involucro con il quale seminare il Verbo.
Detto così, potrebbe non significare niente. Espedienti di questo tipo sono già stati usati in tempi non sospetti, per rimanere in ambito eighties, basti pensare a L’Alieno di Jack Sholder o a Sotto Shock di Wes Craven; tuttavia, in un franchise fortemente legato alla figura iconica di Jason, il tentativo di “mascherare” il personaggio principale, non di cancellarlo dallo schermo si badi bene, risulta se non altro un tentativo apprezzabile di reinventare una serie costruita su sceneggiature sempre uguali. Uguali perché il successo della serie si costruisce su uno schema collaudatissimo che prevede giovani in fregola uccisi senza pietà da un feroce “censore” di comportamenti osceni. I ragazzi da massacrare diventano, quindi, in Jason Goes To Hell-The Final Friday un contorno e non la prima portata del banchetto, visto che il plot è incentrato sulla ricerca di altri corpi da abitare e , in particolare, di un corpo, quello della nipote, in cui rinascere.
Un film ibrido, slegato, che frulla slasher e action e ritrova la suo dimensione prettamente horror nel finale, con Jason (il solito, grandissimo Kane Hodder) che rinasce dalla ceneri e si trasforma in personaggio/demonio da fumetto con fuoco infernale a fare da scenografia. La dimensione è quella fumettistica, che spiana definitivamente la strada al cross-over con Freddy Krueger non disdegnando riferimenti diretti alla saga Evil Dead con il Necronomicon in bella vista. C’è chi lo odia, chi lo ignora, chi lo apprezza, questione di gusti, tuttavia Jason Va all’Inferno possiede il fascino di quelle produzioni scalcinate fuori tempo massimo che trasudano di passione per la saga. Non tutto funziona nella regia di Marcus, ma un giro in questo tunnel dell’orrore è sempre consigliato. Recuperate la versione uncut, che dura tre minuti in più rispetto a quella uscita nelle sale.
Originariamente pubblicato su "Horror.it" il giorno 05/01/2012.