giovedì 6 ottobre 2022

Don't Be Afraid of the Dark (1973)

 


Una recensione molto vecchia pubblicata su Horror.it nel lontano 2011.

La vecchia casa vittoriana di Sally Farnham nasconde qualcosa in cantina. Qualcosa di terribile. Qualcosa che aspetta paziente da anni dei nuovi inquilini. Ora l’attesa è finita.

Negli anni settanta i film TV hanno vissuto una stagione straordinaria. Un proliferare virulento di splendidi film che sono ancora punto di riferimento per i cineasti di oggi, forse attirati dalla perfezione del plot e delle realizzazioni. Tra questi pure l’osannato Guillermo Del Toro ha proposto il remake di un super classico della TV statunitense, proprio quel Don’t Be Afraid of the Dark (1973) che nel corso degli anni ha acquisito lo statuto di cult imperituro tra gli addetti ai lavori. Non a torto, trattandosi di un' opera superlativa. Non perché osi ribaltare le convenzioni del genere con una messa in scena rivoluzionaria. Tutt’altro. Il film di John Newland è un vero e proprio bigino del “cinema del terrore”, è la rappresentazione lucida, precisa, senza fronzoli, di un’ossessione che si trasforma in minaccia mortale. La povera protagonista, giovane mogliettina forse in cerca di emancipazione dal freddo consorte, non riuscirà a sfuggire ad un destino già scritto fin dalle primissime scene. Semplicemente, nessuno le crederà, almeno fino al nerissimo epilogo.

Un meccanismo costruito con lentezza che risulta impeccabile. Lo spettatore già capisce che vi è qualcosa di ingestibile nella casa, già ha sentito le voci dei goblin che vivono in cantina,  sa che la protagonista non avrà scampo, che gli avvertimenti del vecchio Harris, il carpentiere che sta lavorando al restauro, non saranno presi in considerazione. Il camino murato scoperto da Sally (una brava e credibile Kim Darby) all’inizio, diverrà a tutti gli effetti la sua tomba. Eppure si arriva alla fine del film con un senso di inquietudine ed impotenza che rimane attaccato come una cartaccia calpestata sul marciapiede. Una filosofia produttiva lontana anni luce dalla pachidermica macchina hollywoodiana gestita da Del Toro, che spaventa e convince con pochi, essenziali tocchi, in massima parte basati sulla dicotomia luce/ombra, esaltata dalla fotografia di Andrew Jackson. Opere di questo tipo risultano senz’altro datate agli occhi dello spettatore di oggi, comprensibilmente molto smaliziato rispetto al pubblico televisivo degli anni settanta, più avvezzo ad una costruzione del plot basata sul lento e progressivo accumulo di informazioni  per un film che cresce e si svela attimo per attimo, come le tre terribili creature abitanti la cantina di Sally.

Bellissimo, cultissimo, il parto di Newland (uno che ha diretto una valanga di serie televisive, da Star Trek a I Ragazzi del Computer, tanto per intenderci) merita di svettare nell’olimpo del Movie of The Week americano con punte di diamante quali Trilogy of Terror di Dan Curtis, Duel di Spielberg e la misconosciuta, ma imperdibile, serie antologica di Rod Serling Night Gallery vero concentrato di paranoia, paura e creature sconosciute. Prodotto dalla Lorimar Productions e scritto da Nigel McKeand, il film fu trasmesso per la prima volta dall’emittente ABC Mercoledì 10 ottobre 1973. La Warner Archives, in occasione dell’uscita del remake nelle sale, ha distribuito una versione del film in Dvd il 24 agosto 2011, l’edizione 2009 oramai fuori catalogo. Non c’è partita con il remake prodotto da Del Toro.  Imperdibile.

Originariamente pubblicato il 17 ottobre 2011 su Horror.it.

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